I Celti

Aspetto fisico

I CeltiI Celti erano, rispetto ai popoli mediterranei, molto più alti e robusti. Indubbiamente, nella maggioranza, erano biondi o comunque chiari di capigliatura. Non è ancora chiaro se tali tratti siano da ricondurre a sistematici incroci con popoli nordici o se invece si tratti di un ceppo somatico indipendente.
I Romani che si incontrarono con loro rimasero colpiti dal loro aspetto terrificante: i Celti infatti ricorrevano a molti stratagemmi per apparire il più possibile aggressivi e prossimi allo stato animale selvatico.
Innanzitutto i capelli venivano resi rigidi come la criniera di un cavallo; questo risultato era ottenibile imbevendoli con una mistura di acqua e gesso e a volte, per schiarirli, con urina di animale. Il volto veniva dipinto completamente di azzurro (come in Brave Heart) ricorrendo alla tintura estratta dalla Isatis Tintoria (della famiglia delle Crucifere).
In questo modo spesso riuscivano ad incutere nel nemico un profondo terrore misto a stupore.
I nobili si facevano crescere i baffi tanto lunghi che la bocca rimaneva completamente coperta.
Anche le donne celtiche erano alte e robuste, portavano i capelli lunghi e si ornavano con gioielli d’oro e di bronzo. Indubbiamente tenevano molto alla cura del corpo.
Gli uomini indossavano calzoni di stoffa di lana e le donne una lunga tunica. Sopra a questi indumenti era immancabile il mantello allacciato con una spilla.
L’abbellimento del corpo era facilitato dall’utilizzo di raffinatissimi specchi.
Ai piedi calzavano sandaletti in legno, stivali in cuoio e leggere scarpe di lino con la suola in cuoio. Il colore degli abiti aveva un chiaro significato sociale: per i guerrieri il rosso (il colore del sangue); per gli schiavi il nero; per le altre classi sociali: verde, giallo, blu e grigio; per i Druidi il bianco (che riassume tutti gli altri).

Struttura Sociale

L’organizzazione sociale era fondamentalmente rurale, né i Celti riuscirono mai a sviluppare vera e propria civiltà urbana. In ogni clan familiare il capo era il padrone del territorio occupato (Tuath in Irlanda).
A differenza dei Romani, i Celti non costituirono mai un’unica nazione ma rimasero divisi in tribù ciascuna governata da un capo o re.
I Celti della Francia e della Bretagna non si unirono tra loro neppure ai tempi dell’invasione romana anzi, alcune tribù si schierarono con i Romani.
La tribù era costituita da grandi famiglie, ciascuna delle quali aveva il compito di mantenere l’ordine al suo interno.
I Celti (Keltoi per i Greci e Galli per i Romani) si erano diffusi alla fine del II millennio a.C. nell’Europa centrale, nelle Isole Britanniche, nella Spagna e nel Nord Italia.
In origine i Celti erano una popolazione di nomadi guerrieri, ma in seguito divennero sedentari e impararono a coltivare la terra e ad allevare gli animali in grandi fattorie.
Al loro servizio c’erano i servi, schiavi o prigionieri di guerra.
Dai Commentarii di Cesare apprendiamo che la società celtica della Gallia del I secolo a.C. (come sarà poi per l’Irlanda dei 5 secoli successivi), era una società ripartita secondo i 3 gradi funzionali delle società indoeuropee: funzione religiosa (i Druidi); funzione guerriera ( principi e guerrieri); funzione produttiva (artigiani e agricoltori), cui va probabilmente aggiunto un certo numero di schiavi e vari altri individui semiliberi, che per diversi motivi avevano perso i loro pieni diritti di uomini liberi.
La rigida gerarchia sociale e il turbolento spirito d’indipendenza delle famiglie nobili contribuirono a impedire l’unità politica.
Tuttavia i Celti non mancavano di un certo sentimento di solidarietà etnica e religiosa; ne sono prova sia la grande assemblea giudiziaria che si teneva in Gallia ogni anno nell’attuale foresta di Orléans, sotto la direzione dei Druidi, sia gli stretti rapporti tra Druidi della Gallia e quelli della Britannia.

I Nobili

L’importanza e il potere di un nobile si misuravano sul numero dei clientes (ambactes presso i Galli e celi presso gli Irlandesi: seguaci giurati che si legavano alla famiglia di un nobile servendolo in cambio di protezione, seguendolo in battaglia e votando con lui nelle assemblee) e sulla massa di guerrieri che era in grado di mobilitare in caso di necessità.
Si stavano ponendo cosi le basi del feudalesimo medievale.

I Guerrieri

I guerrieri erano molto noti per il loro valore: i Romani li presero al loro servizio come soldati. I più valorosi diventavano capi delle varie tribù.

Uomini Liberi

Gli uomini liberi coltivavano la terra, allevavano il bestiame e si dedicavano all’artigianato. Gli artigiani celti erano abilissimi nella lavorazione del metallo e del legno, fabbricavano armi, gioielli, carri che venivano esportati in tutte le regioni del Mediterraneo.

La Plebe

La plebe era completamente asservita, non prendeva nessuna iniziativa e non aveva nessun potere decisionale.

La Monetazione

I Celti erano principalmente dediti al baratto, ma negli insediamenti principali e per concludere affari commerciali era necessario l’uso di una moneta data la complessità dei prodotti e dei servizi offerti.
L’uso della moneta venne acquisito certamente attraverso il contatto coi popoli dell’Europa sud-orientale (Greci e Macedoni), ed infatti è facile riscontrare la loro influenza in alcune monetazioni.
Data l’assenza di unità politica, ciascun popolo celtico batteva moneta, e spesso i capi clan più importanti si arrogavano un diritto che normalmente spettava solo ai re.
Da ciò si evince la straordinaria varietà dei reperti giunti sino a noi. Non esisteva un modello di conio unitario: col mutare dei tempi e dei luoghi è possibile rilevare nell’iconografia monetaria celtica un’assoluta discrepanza stilistica, che va dal figurativo più raffinato all’astratto-simbolico.
I Celti tuttavia, per quanto differissero fra loro le monete, tendevano a rappresentare sempre le medesime cose: il ritratto del re, i simboli di contatto con le divinità (animali e vegetali co-presenti o ibridati con l’uomo), i simboli di potere e ricchezza (cavalli soprattutto), i fenomeni celesti anomali (come il passaggio di comete o le eclissi).
Le monete registravano con estrema precisione tali anomalie del cielo, e poiché la monetazione era annua è possibile risalire esattamente alla data del conio.